Massafra, nei guai 4 candidati alle ultime elezioni: hanno omesso di dichiarare i precedenti penali
Avevano riportato condanne penali superiori ai due anni di reclusione, ma all'atto della candidatura avevano omesso di dichiararlo: ora sono accusati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. È quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato nei giorni dal pubblico ministero Lucia Isceri che ha coordinato le indagini della Digos di Taranto che hanno coinvolto quattro uomini candidati alle ultime elezioni amministrative a Massafra. Si tratta di Alessandro Albanese Alessandro, Stefano Vinci (entrambi nella lista «Unione di Centro»), Giovanni Scialpi candidato con «Massafra Libera» e infine Fernando Semeraro il cui nome figurava nella lista «Costituente di centro per Massafra». Ben tre degli indagati - Albanese, Vinci e Scialpi - facevano parte della coalizione che ha sostenuto all’ultima tornata elettorale Giancarla Zaccaro, candidata sindaca poi divenuto prima cittadina del Comune di Massafra. Semeraro, invece, era uno dei candidati della coalizione a sostegno di Domenico Losavio. Dei quattro nomi finiti nel registro degli indagati, in realtà, solo Albanese aveva ottenuto un numero di consensi tale da poter accedere al Consiglio COmunale, ma i primi giorni di luglio arrivò il colpo di scena: pur essendo il più suffragato nella lista Unione di Centro, Albanese rimase fuori dall’assise cittadine proprio a causa di quel precedente penale che non aveva dichiarato. Al suo posto entrò in Consiglio Carmela Mastrangelo, che si era piazzata seconda nella lista Udc con 122 voti. Fu l’ufficio elettorale a svolgere una serie di controlli e a individuare la condizione di ineleggibilità per la condanna definitiva che risaliva al 2001 e che è mai stata seguita da una riabilitazione. Una decisione che colse tutti di sorpresa dato che Albanese era uno dei consiglieri uscenti e quindi nelle precedenti votazioni non solo si era candidato, ma era stato dichiarato pienamente eleggibile. Per tutti l’accusa del pm Isceri è di non aver dichiarato di aver ricevuto una pena definitiva superiore ai due anni di reclusione che rende «ostativa» l’eleggibilità. Ora i quattro indagati avranno 20 giorni di tempo per chiedere di essere ascoltati dal pm Isceri per fornire la propria versione dei fatti oppure presentare memorie difensive. Poi toccherà al magistrato decidere se archiviare le accuse oppure chiedere il rinvio a giudizio.